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Chi sono diventata, te lo racconto con molta timidezza.

Quest’ultimo periodo è stato ricco di cambiamenti che hanno interessato il blog e la mia vita privata. Adoro i cambiamenti, credo che anche quelli più difficili portino sempre una ventata di aria fresca e diano una svolta al modo in cui ci rapportiamo con il mondo che ci circonda.

Chi sono, con molta timidezza

Non amo parlare di me, sono molto riservata e mi rendo conto che l’entusiasmo con cui ne parlo certe volte tende a spiazzare le persone. Insomma parlo di cose semplici che mi rendono felice e mi accorgo che molti per poter vivere una vita fantastica hanno bisogno di emozioni forti. Non come me che sono felice anche solo osservando un bocciolo di rosa.

Ho capito che quando si sceglie di raccontarsi in un blog, per quanto si cerchi di trattare argomenti che escono fuori dalla propria sfera strettamente personale, si arriva ad un punto in cui qualcosina è bello raccontarla. Io stessa quando mi appassiono ad un blog cerco di capire qualcosa di più della persona che lo rende vivo. Esattamente quello che succede quando sfogliamo le pagine di un libro e immaginiamo i personaggi che ne fanno parte, io riesco a dargli una fisionomia ben precisa come se fossero li con me.

Che sono sarda questo già lo sapete, che nasco nel sud Sardegna anche. Lavoro nel turismo, ho un occhio super critico e per questo evito di soggiornare negli hotel a cui preferisco i cottage, le fattorie e gli agriturismo. Ma questo lo faccio anche perchè amo il calore delle case vissute, che raccontano una storia e amo parlare con chi le ha create. Dormire in un vecchio cottage Inglese è un’esperienza che raccomando di fare almeno una volta nella vita. E poi odio gli orari prefissati a colazione e al mio arrivo amo trovare le ceste di prodotti tipici con il pane caldo e i biscotti fragranti al burro.

Lento è veloce

Nonostante delle volte dia l’impressione di essere molto multitasking, ed in effetti forse lo sono, non è uno stile di vita che amo particolarmente. In realtà mi piacerebbe fare le cose con più calma tenendo a mente le parole di una docente che durante un corso non smise mai di dire che “lento è veloce”. E se ci pensate bene e cercate di mettere in pratica questa frase vi accorgerete che lentamente avrete meno probabilità di fallire. E’ vero però che il mondo va talmente veloce da non permettermi, qualche volta, di essere così lenta come vorrei.

Sono sempre stata una super organizzata, maniaca della puntualità e della perfezione. Cosa che nel tempo mi ha creato non pochi problemi. Poi quasi 8 anni fa c’è stato un primo radicale cambiamento nella mia vita, uno di quelli che fa traballare tutti i programmi e mette in discussione le priorità. Forse però per il primo vero cambiamento, paragonabile ad un uragano, dovrei tornare indietro al 2005 quando ho ri-incontrato quello che poi sarebbe diventato mio marito, ma questa è un’altra storia.

Quella vocina messa a tacere

Anno 2010, erano trascorsi pochi mesi dal nostro matrimonio. Vita tranquilla, avevamo la nostra casa di proprietà, un lavoro che ci soddisfava. Una normale coppia felice con tutti i suoi alti e bassi (non credete a quelle che dicono che non litigano mai). Nei primi mesi dell’anno ho iniziato a stare poco bene, anche se forse il malessere si trascinava dai mesi precedenti. Capogiri, acufeni, formicolii al viso e alla testa. Sentivo che qualcosa non andava ma mettevo a tacere quella vocina.

Poi un giorno mi sono svegliata con le sembianze di un criceto. Avete presente le mascelle pronunciate del criceto? Uguale. Diagnosi: parotite. Ma scusa parliamo degli orecchioni e io ricordavo di averli avuti da piccola, eppure a quanto pare così non era. Sono passati 2 mesi, tra visite, acufeni, abbassamenti di udito e prove di ogni sorta per capire cosa avesse il mio orecchio sinistro.

La diagnosi che preferiresti non sentire

Poi arriva il momento della risonanza magnetica e ho affrontato questa prova quasi sollevata dal fatto che avrei scoperto cosa stava rendendo le mie giornate un inferno. Devo dire che però la diagnosi mi ha parecchio spiazzata, la vita aveva per me in serbo una parola nuova. Neurinoma del nervo acustico. Ho capito cosa fosse da google perchè al momento del ritiro del referto nessuno si è preso la briga di spiegarmi. Sono rimasta molto calma, già proiettata verso il futuro che mi attendeva. Come da copione.

Pensi che tanto è un tumore benigno come ce ne sono tanti e invece scopri un avversario molto più ostico di quello che avresti potuto immaginare perchè lui si è messo li tra il nervo acustico e quello facciale. Da quel momento, devo dirlo senza vergogna, ho iniziato a googlare senza esclusione di colpi e sono stata supportata nella decisione sul da farsi da un medico meraviglioso.

Abbiamo escluso da subito l’idea dell’intervento in Sardegna perchè non c’era una casistica così elevata da farmi andare sotto i ferri serena. Poi c’è stato un viaggio a Milano per capire se invece potevamo evitare l’intervento attraverso una cura ancora in via di sperimentazione e infine c’è stata la scelta di farmi operare a Piacenza da un equipe specializzata in otoneurochirurgia. Ho avuto un’autorizzazione per un ricovero extra regione e questo mi ha permesso di ammortizzare le spese per il viaggio e il pernottamento di Ale.

In attesa

Sono trascorsi 2 mesi di lista d’attesa, passati a casa perchè i capogiri non mi permettevano di fare molto. Un tempo interminabile in cui mi sono fatta tanti di quei film che non ne avete idea. Sapevo che avrei perso tutto l’udito da quel lato, ma questo mi preoccupava relativamente, non sapevo cosa ne sarebbe stato del mio nervo facciale. Questo mi teneva un pò più sulle spine.

A metà maggio ricevo la tanto attesa telefonata dalla clinica, due settimane dopo dovevo essere li. il 1 Giugno mi avrebbero operata. Non so con quale spinta ho fatto i biglietti, so solo che ho fatto sia quello di andata che quello di ritorno incurante dell’esito dell’intervento. Ero io in tutto e per tutto determinata come non mai. Ho chiesto ad Ale di farsi dare supporto da qualcuno almeno in quel giorno, sia mai che capita qualcosa di nefasto, ma era deciso ad affrontare la vita solo con le sue forze.

1 giugno 2010

Lascio perdere i particolari commoventi del nostro saluto. Ricordo chiaramente tutte le fasi iniziali e il risveglio, il braccialetto rosso per non confondere il lato da operare, il freddo della sala operatoria, i medici che facevano il tifo per me e la psicologa che mi dava la carica. Se mai ce ne fosse stato bisogno. Il risveglio è stato molto dolce, con qualcuno che mi accarezzava dolcemente il braccio, ma non era marito. Era un medico di quelli con la M maiuscola.

Non posso dire di aver sofferto particolarmente il dolore, potere della morfina. Forse sono stati difficili i primi 2/3 giorni. Ma era di certo l’aspetto minore perchè non avevo più una parte dell’apparato vestibolare, per cui barcollavo come se stessi muovendo i primi passi. Il mio nervo facciale era immobile, l’occhio non si chiudeva, dovevo farlo io manualmente e infine non lacrimava nemmeno. In più per ricostruire parte della zona mi avevano prelevato del grasso addominale e c’era una fastidiosa ferita anche li. Insomma l’incubo di ogni donna che nutra un pò di vanità.

Ritorno a casa

Ricordate il biglietto di ritorno già fatto? L’8 giugno con l’ok dei medici e una trafila burocratica non indifferente sono salita sul volo che mi riportava a casa. Da vera regina. A Milano in aeroporto mi aspettavano con una sedia a rotelle fiammante, ingresso prioritario e tanti inchini reverenziali. Una volta arrivata a casa invece c’era una cena indimenticabile ad aspettarmi e non avrei potuto chiedere di meglio.

Avevo una forza che a pensarci adesso mi sembra sovrumana. Non avevo idea di come sarebbe andata a finire ma sapevo di certo che non mi sarei fatta sopraffare dagli eventi e non avevo nemmeno tanto tempo da perdere a piangermi addosso. Dovevo mettermi subito al lavoro per riprendere a muovermi liberamente e senza difficoltà e sopratutto volevo riprendere a sorridere e a chiudere gli occhi come una persona qualunque.

So che da sola non sarei mai riuscita nella mia impresa, per questo è stato indispensabile il medico che mi aveva in cura. Con un programma di esercizi mirati ed estenuanti dovevo compensare il mio vestibolare assente e cercare di rimediare ad una semi paresi completa. Non ti rendi conto di quanto sia importante mantenere l’equilibrio fino a quando non lo perdi e non ti rendi conto di quanto sia fondamentale chiudere gli occhi fino a quando non riesci più a farlo in autonomia.

l’importanza di non sentirsi diversi

Non mi sono rinchiusa dentro casa a piangermi addosso, anche perché già prima di entrare in sala operatoria sapevo benissimo a cosa potevo andare incontro. Uscivo con un turbante a nascondere la testa violata e un occhialino a proteggere l’occhio sbarrato. Non mi nascondevo quando dovevo parlare ne evitavo di sorridere parzialmente con la bocca che andava a sfiorare l’orecchio. Ero così agguerrita che durante la prima visita di controllo il professore mi chiese di tenere un discorso davanti ad altri pazienti sopraffatti dallo sconforto. 

Sei mesi dopo riprendevo a vivere con alcune raccomandazioni. Non avrei più potuto immergermi, un colpo al cuore per me che avevo iniziato a prendere i primi brevetti subacquei. Solo nuotate a pelo d’acqua che ho imparato comunque ad apprezzare durante le uscite con marito, il mare è bello visto anche da questa prospettiva. Niente sport da impatto, niente discoteca o locali rumorosi ma in questo caso il problema non si poneva proprio.

L’idea che non mi mancasse niente

Ho trascorso i 4 anni successivi pensando che non mi mancasse niente, che ero stata sfortunata ma che da quell’episodio ero comunque riuscita a ricavare qualcosa di buono e a cambiare il mio modo di vedere il mondo. Non avevo più voglia di sprecare tempo con chi non lo meritava o a fare cose che non avevo il piacere di fare.

Mi sono ritrovata ad avere 38 anni e ad un certo punto ho pensato che mi mancava qualcosa, un figlio. Non è stata una necessità dettata dall’età, come qualcuno può pensare, è stato l’istinto materno che ha deciso di bussare alla mia porta in un’età che per molti è già considerata avanzata. Fino ad allora ne avevamo parlato ma senza convinzione. Non mi dilungo a parlare della mia gravidanza irta di ostacoli ma di quanto questa bambina mi abbia ancora una volta cambiato la vita, in meglio.

Ho scoperto tante cose

Con Sofia ho scoperto di poter perdere il sonno senza crisi isteriche come mi succedeva quando non dormivo le mie canoniche 8 ore. Ho scoperto di amare il mare anche quando al mare ho sempre amato andarci per vedere cosa c’era nel fondale. Ho scoperto che potevo lasciare la casa lurida per dedicarmi a lei ed essere comunque felice. Ho scoperto che dopo una giornata di lavoro e il rimmel sbavato potevo andare al parco e spingerla sull’altalena, con la divisa da lavoro nera come il buio e 30 gradi all’ombra. Ho scoperto che chiedere un part time non ci avrebbe portato al fallimento perché nella vita c’è sempre qualcosa di superfluo da eliminare. Ho scoperto una mini me che ama la natura, che si emoziona per un fiorellino o per una formichina, che ama mangiare e che ama dormire. Tanto. E questa è una fortuna che mi merito.

4 thoughts on “Chi sono diventata, te lo racconto con molta timidezza.

  1. Tesoro, ti conosco da poco su Instagram e ti ho apprezzata da subito per quello che trasmetti con le tue foto e con le parole che le accompagnano. Ti conosco come una mamma dolcissima, che ama la natura e con un animo sensibile.. adesso so che non mi sbagliavo su di te e so che oltre tutto questo sei una donna forte e tenace! Ti auguro il meglio perché lo meriti e ti ammiro davvero molto 😘

    1. Grazie tesoro, mi è costato parecchio questo post ma era il momento giusto per parlarne. Grazie davvero, sono sempre di più dell’opinione che la rete può essere un modo stupendo per conoscerci tra belle persone come lo siamo io e te 😘❤️

  2. Che bel post Silvia e quante cose ci hai raccontato ❤️ la vita ci pone dinnanzi a sfide continue e la scelta di come reagire ad esse è tutta nostra !!! Complimenti di cuore, io come te non amo piangermi addosso e credo che il guardare avanti e trovare sempre la chiave di quello che ci succede sia prezioso ❤️ AUGURONI per tutto, in primis per la salute e per tutto quello che verrà !!! Anita

    1. Grazie Anita ❤️
      Sai che non ne ho mai parlato così come oggi? Non mi piace essere plateale però era arrivato il momento di farlo. Anche perché la vita non è tutta rose e fiori come nelle foto e non mi piaceva l’idea di dare un’idea di vita perfetta e prive di ostacoli. Grazie ancora per tutto 😘😘

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