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La mia esperienza su Instagram, andata e ritorno.

Io e Instagram 6 anni fa

Starete pensando “ecco qui la solita esperienza su Instagram trita e ritrita“. Invece io credo che ognuno di noi abbia una storia differente da raccontare, mai noiosa e mai scontata. La mia tra l’altro, forse, farà anche un pò di rumore perchè vi racconterò tutto ma proprio tutto (pregresse strategie orrende comprese) sulla mia esperienza in questo canale social.

Ho aperto il mio primo profilo il 24 ottobre del 2012 e ho postato l’ultimo scatto il 30 aprile del 2016. Cos’è cambiato da allora? tutto. Se riguardo quegli scatti vedo più like di quelli che ho ora, con 1/4 dei follower, e vedo più interazioni vere e sincere. Se scrivevi che una foto ti piaceva era la pura verità, non c’erano secondi fini per spingere l’engagement perchè l’algoritmo non sapevi nemmeno cosa fosse. Quel profilo esiste ancora ma adesso interagisco solo con ilvivaiodeisogni ed è sull’esperienza che sto vivendo con questo profilo che vi racconterò la mia storia su Instagram.

Nato per condividere in maniera istantanea foto scattate con il telefonino Instagram è diventato ben presto, già allora, uno strumento con cui condividere scatti realizzati con le macchine più sofisticate. E ricordo benissimo quanto ci lamentassimo di questo fatto. Una barriera ormai completamente abbattuta. Instagram nel 2012 contava 90 milioni di utenti attivi, siamo arrivati a quota 1 miliardo nel 2018. Quindi ritornando al paragrafo precedente, come potete stupirvi del fatto che le vostre immagini non “circolino” più come una volta?

Oggi devono raggiungere una quantità di persone esorbitante e con i profili business, come è giusto che sia, le informazioni non girano alla stessa velocità. Vuoi apparire, paga. In sintesi.

L’algoritmo, questo sconosciuto

Qui entra in gioco l’algoritmo, che per quanto si possa cercare di interpretare, ha delle regole molto basilari. E questa è la mia esperienza su Instagram:

  • Elogia il bello, per cui prima di sbatterci la testa al muro perchè tizia/o ha 22332344 follower in più di noi diamo uno sguardo alla nostra gallery. Quando vado a ritroso nella mia gallery impallidisco.
  • Ha un pallino fisso per l’interazione. Che non significa solo mettere un like a chi seguite, ma anche commentare in maniera ragionevole e non telegrafata. E soprattutto sincera.
  • Questo punto gioca totalmente a mio sfavore. Uniformità della gallery, dei colori, del tema trattato. C’è chi si concentra sul food, chi sul travel, chi sulla famiglia, chi su quello che gli pare. Io appartengo a questa categoria e infatti spazio da scatti con 400 like ad altri che ne raggiungono a malapena 1/3. E’ matematico il fatto che l’algoritmo ami le mie foto di food e a tema floreale, non disdegna nemmeno quelle naturalistiche ma in genere non ama quelle family o quelle dove inserisco qualche illustrazione. Mi rendo conto che i numeri, le interazioni e i follower cambiano. Ma non ne sono minimamente preoccupata.
  • Gli hashtag sono importanti, almeno per me. Ho fatto una ricerca maniacale su questo e non mi fermo mai. Li uso, diversi per ogni tema, e interagisco con quelle gallery. Se mi è utile? Si perchè scopro profili che mi ispirano e il loro utilizzo mi crea un discreto engagement. Ne ho anche creato uno #viverelabellezza.

Quando usavo POD e altre diavolerie, la mia esperienza su Instagram

Potrei andare avanti all’inifito, forse, ma adesso vorrei soffermarmi su come è cambiato il mio modo di stare su Instagram. Avevo aperto il mio account partendo dal mio blog, Mamminaincucina. Poi sono diventata quello che realmente mi rappresenta,  ilvivaiodeisogni, e Il blog si è trasformato in SilviaLab, un concentrato di tutte le mie passioni. Sarebbe stupido dire che ci sono riuscita da sola, che sono arrivata ad occupare un infinito spazio in questo mondo solo con le mie forze. Ma non è così.

C’è un buco nero in cui sono stata risucchiata per diversi mesi prima di rinsavire, quel buco nero si chiama “Instagram Pod” e “programma per gestire i like in autonomia”. Nel primo caso parlo di gruppi Telegram costituiti da decine, diciamo anche 100 profili. Nel momento di follia assoluta ne avevo anche creato uno con qualche amica. Se ci penso a distanza di mesi mi diventano i capelli bianchi all’idea degli orari da seguire, dei like da mettere a foto che il più delle volte sono fuori target e insignificanti e della mia poca onestà. Soprattutto perché, udite udite, non portano alcun beneficio. Like alle foto si, fasulli ovviamente perché nessuno si sofferma a capirne il significato, se mai ce ne fosse uno. Completamente inutile per l’engagement.

Nel secondo caso parlo di un estensione di google Chrome che mi aiutava a mettere like ai miei follower e alle foto comprese negli hashtag che elencavo. Un fallimento assoluto se penso che da quando ho smesso di utilizzare queste diavolerie oltre a sentirmi me stessa ho anche conosciuto profili e persone fantastiche. E ho iniziato davvero a crescere lentamente ma costantemente, cosa che prima non accadeva nemmeno con gli scongiuri.

Quindi vi dico che qualsiasi cosa utilizziate, che non sia il vostro cervello e le vostre mani, non porterà alcun beneficio. Anzi nel lungo periodo non farà che danneggiarvi. Ho impiegato almeno 3-4 mesi ad educare onestamente l’algoritmo dopo queste stupide trovate.

Chi mi ha fatto rinsavire

Perché nella mia strada fatta di un gioco sporco ad un certo punto ho incontrato persone che senza saperlo mi hanno fatto capire che stavo andando contro me stessa. Rita Bellati e il suo Myselfie Cottage. Il suo PDF, i suoi blog post e il suo profilo sono state e sono fonte di ispirazione e di onestà. E le ho confessato senza vergogna che anch’io ero caduta nella trappola dei POD.  Sara Tasker e il suo Me & Orla di cui come sapete sto seguendo un corso meraviglioso sulle foto a tema floreale ma che è utilissimo anche per tutto ciò che ruota attorno ad Instagram. Anabella Veronesi e il suo amore per la vita.

Da questi 3 incontri, quasi simultanei, ho capito in quale trappola stupida ero caduta e ho iniziato a pensare che i numeri non erano tutto se poi non c’era un contatto con anime affini. Uno scambio di idee, di passioni e del bello che ci circonda.

Raccogli il bello e fanne tesoro

L’idea di scrivere questo blog post mi balenava già da parecchie settimane, non era il coraggio a mancarmi ma il tempo di concentrarmi su me stessa e sul mio cambiamento. Poi, non è sicuramente un caso, in questi giorni vedo troppe di noi disperarsi per i numeri che non crescono, le vedo fare confronti con altri profili e questo mi dispiace.

Sinceramente fino ad ora da questi super profili o cercato di raccogliere il bello e tanta ispirazione, un incoraggiamento piuttosto che il contrario. E soprattutto, questo tenetelo bene a mente, molti di questi profili si sono affacciati su Instagram anni fa, quando l’algoritmo malvagio non esisteva e si facevano tanti numeri con metà della fatica che si fa adesso. Ho chiacchierato virtualmente non alcune di loro ed è stato davvero interessante farlo. Chi ha saputo cogliere questo momento oggi ci dovrebbe ispirare e non scoraggiare.

Adesso aspetto di conoscere le tue impressioni e la tua esperienza, senza filtri se ti va

Silvia

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