Close

Instagram: Idee che diventano successi o fallimenti

follower su instagram

In principio era il blog – facciamo un preambolo

Quando ho deciso di aprire il mio blog ho dovuto seguire dei passaggi obbligatori, o quasi. Una pagina su Facebook – 4 anni fa super gettonato – e un account su Instagram. Cito i principali. Poi ci sono anche Twitter – inutile nel mio caso – e Pinterest che invece mi sta dando tante soddisfazioni. Soprattutto in termini di ispirazione.

Sono entrata fin da subito in contatto con altre blogger, un gruppo molto interessante e con alcune di loro ho ancora tanto di cui parlare e condividere. Uno dei primi consigli che mi era stato dato era quello relativo all’iscrizione in una piattaforma che si occupava di reclutare blogger per medie e grosse aziende. Attraverso questo canale si potevano ricevere richieste di collaborazione più o meno interessanti.

Credo di aver aderito a 3 di queste proposte perché il più delle volte i prodotti non erano di mio gradimento. Si trattava di sponsorizzare qualcosa che non avrei mai acquistato. Come le pizze surgelate o il pollo allevato chissà come. Una volta accettata la proposta ci si atteneva a quelle che erano le regole della sponsorizzazione. Il modo in cui parlare del prodotto, le sue qualità etc etc. Ovviamente tutto ciò di cui ho parlato è stato in prima persona testato dalla sottoscritta. Ma udite udite, non sempre è così. C’è chi parla di pizza e polli senza nemmeno sapere che sapore abbiano.

E Instragram? arriviamo al dunque.

Vi state chiedendo cosa c’entri tutto questo con instragram? E’ uno dei canali – attualmente il più importante – attraverso cui tutto ciò viene proposto agli utenti e ai consumatori. E io ho imparato che bisogna andarci con i piedi di piombo. L’ho imparato subito dopo aver aperto il blog quando ho chiesto ad una super blogger con super profilo di parlarmi del prodotto senza olio di palma che stava sponsorizzando. La risposta “e che ne so gioia, mica l’ho mai assaggiato”. Un pò sprovveduta lei. Incredula io.

Da quel momento in poi ho cancellato la mia presenza sulla piattaforma e ho proseguito per la mia strada. E se mi seguite da un pò sapete anche quale sia. E’ una strada fatta di successi e fallimenti. Ma anche di successi e incapacità/impossibilità nel proseguire sulla strada intrapresa.

  • Ho aperto un negozio su Etsy. Craft e tutto ciò che ruota attorno. E’ andato oltre le mie aspettative. Ho cercato di fare tutto in regola – considerando il fatto che ho già un lavoro – ma ad incerto punto mi è stato impossibile approvvigionarmi di alcuni prodotti perché non avevo la partita iva. Un successo impossibile da portare avanti. Tutti gli articoli sono diventati la gioia di Sofia e di chi li riceve come regalo.
  • La consulenza Infuso di Lavanda. Pensavo in un fallimento totale e invece a piccoli passi sto ottenendo un pò di fiducia. Ed è solo questione di numeri. Di questo ne sono più che certa. Tra poco arriviamo anche a toccare quel tasto.
  • Le t-shirt Elicriso e le card botaniche abbinate. Un fallimento a 360 gradi. E non pensavo che lo sarebbe stato per il semplice fatto che non era un progetto. Era una T-shirt fatta realizzare per me con una delle mie foto. L’ho postata nelle storie. 2 di voi mi hanno dato l’idea della vendita. Ho lanciato un sondaggio. In 70 avete promosso l’idea. In 5 no. Ho lavorato per la realizzazione. Stabilito un quantitativo minimo per procedere con la messa in produzione. Totale preordini arrivarti, zero.

I follower su Instagram – purtroppo – contano.

Come da copione non mi sono di certo arresa. Perlomeno volevo capire qualcosa in più delle dinamiche che portano un utente medio di Instagram ad acquistare un prodotto. Volevo capire se i follower su instagram contano davvero. Mi sono sparata 2 articoli – stranieri – che mi hanno dato alcune conferme e aperto nuovi scenari che non immaginavo. Uno della BBC, in cui si parla di acquisto follower e altre diavolerie. Un’altro, di cui purtroppo non ricordo la fonte e nemmeno come reperirla perché condiviso da chissà chi, che parlava di come il numero di follower possano condizionare gli acquisti. Entrambe le cose sono connesse, ovviamente.

  • BBC News con un intervista interessante alla mia Instagram expert preferita Sara Tasker. L’articolo è questo e vi spiego in poche righe il contenuto. Uno studio recente afferma che nel Regno Unito esistano 10 milioni di profili Instagram falsi e che oltre la metà degli utenti ha acquistato follower – like e commenti. Numeri sottostimati a detta degli esperti. Profili falsi creati allo scopo di aumentare i propri follower e miriadi di App – facilmente reperibili – che offrono servizi di acquisto follower + like + commenti. In pratica migliaia di Influencer che sponsorizzano prodotti facendo credere di essere qualcuno e qualcosa che in realtà non sono. Una vera e propria truffa perché portata avanti senza etica. Se un soggetto X non ha scrupoli nel crearsi un account fasullo quanti pensate possa averne quando cerca di propinarvi un prodotto? Zero. Un prodotto che probabilmente nemmeno userebbe/consumerebbe ma che cerca di farvi acquistare.
  • Il secondo articolo si ricollega a questo di cui sopra perché “un utente medio di Instagram avrà sempre la tendenza ad acquistare uno stesso prodotto da chi ha più follower”. E aggiunge “sarebbe in grado di acquistare un prodotto da chi ha più follower piuttosto che farselo regalare da chi ne ha meno”.

Ora c’è da capire quale sia l’utente medio di Instagram – in Italia. Oltretutto sono del parere che esistano utenti differenti a seconda del paese di provenienza e che Instagram qui da noi non sia preso sul serio come invece dovrebbe essere visto i milioni di euro che veicola con le sponsorizzazioni e le collaborazioni varie che si innescano.

Se leggete l’articolo della BBC – un copia e incolla con google traduttore vi faciliterà nella lettura se siete poco pratiche con l’Inglese – vi renderete conto di quanto nel Regno Unito il discorso che ruota intorno ai follower sia veramente sentito. E di quanto possa essere dannoso. E’ stato un piacere leggere che ci sono figure che si occupano di scovare profili reali a cui affidare una collaborazione a discapito di chi ha migliaia di follower fasulli. E in Italia, quando questa presa di coscienza?

Conosco troppi profili cresciuti velocemente utilizzando il metodo del follow/defollow violento. 2-3000 profili seguiti in una settimana e un defollow sistematico appena si veniva ricambiati. Contenuti discutibili e caption per niente coinvolgente. Commenti copia e incolla frutto di gruppi Telegram e tanto altro. Lascia perplessi il fatto che le aziende e le agenzie non si curino di tutto ciò ma solo dei numeri. Sono consapevoli del fatto che non venderanno niente o quasi?

In conclusione…

Vi avevo chiesto quanto potessero influire i follower su Instagram nella vendita di un prodotto. Avete votato 50% per il si e 50% per il no. Molte artigiane mi hanno scritto che per loro è irrilevante. E lo penso anche io. Un prodotto artigianale non ha bisogno di follower per emergere se di qualità e realizzato con amore. Mentre per chi come me mette a frutto idee che non deve realizzare manualmente il discorso è differente. Spesso non c’è originalità, un timbro personale, come nel caso di un artigiano.

Detto ciò sono certa che i miei fallimenti sono frutto della mia incapacità di valutazione e di comprensione, ovviamente. Ho un altro sogno nel cassetto pronto a vedere la luce. Mica mi abbatto così. L’autocritica è fondamentale. Se una proposta non è originale e non fa presa bisogna essere consapevoli di questo. Però tutte queste informazioni mi hanno fatto capire una cosa. I numeri contano. Non sarà così per la nostra community di sognatrici spensierate – ma contano. Perché questo è il sistema che si è venuto a creare, come un cane che si morde la coda. E noi mica ci arrendiamo! Giusto?

Continuiamo a condividere bellezza, creatività, idee e a coltivare i nostri sogni perché c’è sempre qualcuno pronto ad amare ciò che facciamo. Oltre a noi stesse. Vi voglio bene. Di cuore.

Rispondi

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: