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Instagram: vita reale vs fiction. La mia esperienza.

Instagram: vita reale vs fiction. La mia esperienza.

Abbiamo trascorso l’ultimo fine settimana a casa dei miei genitori, in campagna. E’ successo che mio marito mi ha gentilmente raccolto della vite selvatica allo scopo di poter realizzare una ghirlanda. Avevo seguito un corso online pochi giorni prima e volevo subito mettermi all’opera. Sabato pomeriggio ho disposto i rami sul tavolo e mentre stavo per iniziare la realizzazione mi è venuta una brillante idea (brillante secondo me).

“Ale che ne dici se mi riprendi con il time-lapse mentre realizzo la ghirlanda? Sarei curiosa di vedere il risultato”

“Dai proviamoci. Sono curioso anch’io

Sono vestita in abiti casalinghi. Un pantalone. Un maglione. Le pantofole usurate e bucate. Intorno un pò di disordine. Accanto una sedia rossa con sopra degli indumenti. Insomma un soggiorno ordinario in una casa ordinaria in cui stavano circolando 6 adulti e 2 bambini. Se qualcuno ha da mostrarmi una vita perfetta in queste condizioni è pregato di palesarsi. Possibilmente no photoshop con la famiglia reale. La servitù e le tate.

Ho pensato di caricare i video di questo tutorial nelle mie storie. Non credo ci fosse da pensare a chissà cosa. Anzi a dire il vero lo scopo delle storie è proprio quello di rappresentare naturalmente ciò che nella gallery magari cureremo un pò di più. La luce ad esempio o la corretta esecuzione del procedimento al fine di far apprendere agli altri ciò che stiamo realizzando. Le storie servono a mostrarci nella nostra quotidianità. Chi con abiti logori come nel mio caso, altri  in maniera impeccabile – conosco diverse persone che circolano per casa come se stessero per andare alla Scala di Milano e vi assicuro che non hanno un account Instagram. Vera vita reale.

Succede quello che non ti aspetti

Insieme a commenti ironici e divertiti ne ricevo uno così:

“Avresti anche potuto curarti un pò di più prima di apparire in video e aggraziare un pò di più la casa”

Ho dovuto davvero trattenere le lacrime mentre ridevo. Non tanto per il commento in se ma per la parola “aggraziare” Magari è un termine che esiste ma mi ha davvero lasciato senza parole. Non mi sono sentita ferita o colpita. Ho pensato “hey, io sono così e se le persone mi conoscessero realmente, e non virtualmente, saprebbero che sono totalmente disinteressata a conoscere l’opinione altrui sul mio stile di vita”

Mi interessa sapere se un mio pensiero può essere condiviso o se una mia foto piace, ma non mi faccio condizionare negativamente da opinioni negative. Piuttosto cerco di capire se ci sono dei margini per migliorarmi, in qualche aspetto di quel giudizio negativo. Quando sono in campagna esco di casa per andare in montagna senza nemmeno lavarmi la faccia e spesso dimentico di farlo anche con mia figlia – e credo sia così anche per mio marito – ma non ho mai pensato che l’opinione altrui potesse in qualche maniera influire sul mio modus operandi. Sulla mia vita reale. In pratica non mi faccio condizionare dagli altri e soprattutto non credo nel concetto di “vita perfetta”. Non ci sono arrivata per caso ma ho completato questo mio modo di vivere dopo un percorso di malattia che potrai leggere Qui.

Vita reale vs fiction

Ho visto questo messaggio la mattina seguente e l’ho pubblicato nelle mie storie. Ho parlato di questo e credo anche senza essermi lavata la faccia, con 5 ore di sonno alle spalle perché la notte precedente ho guardato la finale di “Tu si que vales”. Ho mostrato il giardino invaso dall’erba, una Sofia urlante che parlava dei bombi che svolazzavano sui fiori di corbezzolo, una casa in mattoni rossi ancora da rifinire. Insomma vita reale, non giardini Inglesi e cavalli con criniere lucenti che brucavano l’erba – più probabile i cani che facevano la cacca qua e la. Niente cottage da sogno.  E no, mia figlia non era vestita come i bambini Inglesi che saltano nelle pozzanghere con gli Hunter ai piedi. Aveva degli stivali di Decathlon di seconda mano.

Ho pensato che questo mi svantaggiasse nella Instagramgara della vita perfetta? No. E sai perchè? Te lo spiego subito. Perché amo la mia vita, amo viverla e godermela. Senza frustrazioni. Sono esattamente quello che volevo essere e ho completato questo percorso quasi 1 anno fa quando ho deciso di avanzare una richiesta di demansionamento alla mia azienda. Non più in un ruolo di coordinatore ma di sottoposto. In pratica un salto all’indietro di 20 anni per molti. Un salto in avanti nella vita per me.

 

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Hannah @hanbullivant

Il confronto con voi

Mi avete scritto in tante. Con alcune di voi il discorso si è fatto intenso e sono nati ulteriori spunti di riflessione. Valeria @rosaeturchese ha riassunto tutto nel titolo. Vita reale vs fiction. Quella che in troppi mettono in piedi assecondando una società che ci vorrebbe persone perfette e di successo. Ovviamente una vita basata sul giudizio altrui.

Con Ester @candelily abbiamo intrapreso una conversazione che mi ha portato a sviluppare un ragionamento che fino ad allora non avevo considerato. Non so quante di voi sanno della mia passione per la Gran Bretagna. A parte una parentesi in montagna, 2 anni fa, abbiamo trascorso gli ultimi 10 anni in giro per la Gran Bretagna. E quando cito questo paese non immaginate le classiche mete blasonate. Pensate anche a quelle più selvagge della Cornovaglia, del Galles, delle isole Ebridi, del Somerset (si esiste anche questa contea). Immaginate cottage da sogno, voi che vi svegliate con vista sull’oceano e le foche che vi salutano a 3 metri di distanza dalla vostra finestra.

Immaginate donne che circolano nelle strade strette come mulattiere con indosso stivali e vestaglie. O quelle che vi servono dolci deliziosi in camicia da notte di lino e pantofole sull’isola di Skye. Queste stesse donne che pubblicano scatti meravigliosi senza un filo di trucco. E non perché mettano il trucco invisibile, ma semplicemente perché vivono così la loro vita. Bambini con il nasino rosso e le gambe scoperte perché questa è la loro vita. Li. Non qui.

Ora mentre chiacchieravo con Ester ho affrontato proprio questo aspetto. Vedo sempre più account che si sforzano di rappresentare una vita palesemente irreale. Cercano di imitare uno stile di vita, non perfetto, in maniera perfetta.  Farsi ispirare, come diceva Ester, ma personalizzare tutto con il proprio gusto e il proprio stile.

Bene. Io mi faccio quasi esclusivamente ispirare da Instagrammer Inglesi o Scandinave. Tutti i miei corsi, fotografici e non, e i libri letti sono di Instagammer Inglesi. Mi sono lasciata ispirare da un paese che adoro e da donne che ammiro. Ma vi immaginate se domani decidessi di indossare un abito, che nemmeno ho, e andassi in giro per i boschi a farmi fotografare? Per chi mi conosce sarebbe una roba da TSO. Ve lo assicuro.

 

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‘I am the seasons, I think sometimes, January, May, November; the mud, the mist, the dawn.’ – Virginia Woolf (The Waves) 🍃

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Laura @circleofpines Semplicemente meravigliosa

Perché ci omologhiamo?

Se decidessi di fare la donna Inglese del Sud Sardegna probabilmente darei origine ad un maggior seguito su Instagram. Andrei a generare quel fenomeno di ammirazione/invidia che qualche volta induce le persone a seguire un profilo. Perché è una vita che si discosta dallo standard nazionale e allora “troppo figa questa la devo seguire così almeno mi immagino una vita che non ho ma che in realtà non ha nemmeno lei anche se io non lo so” E per chi sta storcendo il naso e pensando “Ehi ma io questa vita la vivo ma non sto fingendo” rilassatevi perché non stiamo parlando di voi. Ma degli altri.

Ora ciò che ancora non è chiaro è che fuori dai confini l’Italianità è amata. Ci copiano in tutto. Ci amano per come siamo. Le Instagrammer straniere allestiscono set food da urlo preparando le orecchiette. Noi Italiani, come sottolinea Chiara @claireluneceramics, invece di concentrarci a tirar fuori il meglio di noi ci ostiniamo a seguire mode e modelli altrui che risultano poi fredde imitazioni. Ci facciamo talmente condizionare che riteniamo una come me “fuori luogo”. E non tutte però reagiscono come me.

Questo articolo lo dedico a te che…

Mi ha scritto avvilita, in questo caso che mi riguardava ma anche in passato e probabilmente in futuro. Avvilita perchè la tua vita è “ordinaria” ed è stata travolta dalla finta perfezione che ormai circola su Instagram. Quello che cerco di far capire è che anche la mia vita è ordinaria. Sono una donna di 43 anni che vive la natura, che dopo anni passati a raggiungere una vetta ora è scesa e fa un lavoro ordinario di pulizie in un Hotel. E a maggior ragione mi reputo intelligente, intraprendente, positiva, ottimista, felice, determinata. Soprattutto giovane (visto che superati gli anta sembra che abbiate la morte sotto i piedi).

Vivo una vita ordinaria e come insegno sempre nelle mie consulenze, quando è il caso di affrontare l’argomento, vivete anche voi la vostra vita ordinaria. Spesso mi sento rispondere “ma dove vivo io non c’è niente”. Poi vi chiedo dove vivete, vado a verificare su google e cosa trovo? Posti meravigliosi, da vivere e fotografare (questo quando dite che non avete contenuti).

Donne dalle vite ordinarie, imparate a distinguere la finzione dalla realtà . Smettete di seguire le vite fiction. Qui dentro e fuori. Vi voglio bene.

 

 

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